martedì 4 gennaio 2022

 Cosmologia vedica 1




La cosmologia vedica rappresenta geograficamente i mondi, i pianeti e il nostro universo su diversi livelli di conoscenza e di comprensione. Descrive in maniera piuttosto accurata lo spazio e il tempo con una mappa che potete trovare nei testi sacri dei Veda e dei Purana, i quali hanno custodito fino ad oggi la conoscenza antica e l'hanno adattata nella forma e semplificata. Per fare un esempio nel Quinto Canto del Bhagavatam si racconta la base fisica di innumerevoli universi e l'impianto psicologico e ontologico sotteso che ne amplia la visione mondana. Si tratta di una geografia dell'anima dove ogni universo è contenuto in un guscio sferico che è circondato da strati diversi di materia elementare i quali segnano il confine tra lo spazio materiale limitato e il mondo spirituale illimitato. La materia elementare è formata dai cinque elementi: terra, acqua, fuoco, aria ed etere chiamato anche il quinto elemento. La quintessenza racchiude tutti gli altri elementi.
Chi ha creato i mondi? Secondo la letteratura classica indiana antica, Vishnu ha creato tutto quello che esiste e suddiviso il cielo in visibile e invisibile. Possiamo pensare alle costellazioni, come a una mappa stradale per l’anima che viaggia dopo la morte. Per prima cosa descriviamo la mappa vedica, per descriverla bisogna introdurre qualche idea base di astronomia. Le regioni che le anime migranti raggiungeranno in accordo al loro karma correda ciò che viene chiamato "La dottrina della  trasmigrazione dell'anima", teoria già presente in molte delle tradizioni delle civiltà antiche e perdute. Gli antichi greci, che noi in parte conosciamo, spiegavano con la filosofia la dottrina della metemsomatosi, il viaggio compiuto  dall'anima che viaggia da corpo a corpo, tra le vite, a seconda delle azioni compiute, virtuose o meno. In generale questa teoria è solo un accenno parziale della teoria vedica più ampia e completa che veniva rivelata agli iniziati della scuola d'Oriente.
L'anima è come un microcosmo, l'essere vivente, umano ha una comprensione relativa, e il suo essere al mondo si collega al macrocosmo astronomico come si collegherebbe alla ruota di un carro. Chi ne è il cocchiere? Cosa rappresentano i cavalli che trainano il carro? Nel mito platonico della caverna e della biga alata non viene spiegato tutto nei particolari, ma troviamo parecchi richiami storici anche ai cinque elementi e alla filosofia vedica che però venivano spiegati a voce dal/dalla maetro/a, come da tradizione secondo i canoni educativi la conoscenza vedica era trasmessa principalmente a livello orale ad personam.
Nei Veda ci sono numerosi riferimenti astronomici di stelle e pianeti e di relative misure con cui orientarsi. Gli studenti li apprendevano con una metrica poetica apposita per memorizzarli bene, ma non ci è dato sapere come siano state effettuate le stime. In Cosmologia vedica si afferma che gli scienziati moderni leggono la volta celeste e l’universo con l’aiuto di sofisticate strumentazioni, mentre nell’antichità i/le veggenti indiani/e o Rishi, la comprendevano attraverso la meditazione e i calcoli matematici.
Il diametro del fenomeno cosmico viene valutato essere di 6.440 milioni di chilometri, la terra si estende per circa 130 milioni di chilometri, e si descrivono degli strati sottili che la circondano formati rispettivamente di fuoco, di luce, di aria e di etere (Shrimad Bhagavatam 2.2.28). Tecnicismi a parte, la domanda che sorge è come sia stato possibile raggiungere questi calcoli senza la strumentazione che abbiamo noi oggi? Se confrontiamo queste misure con le nostre possiamo vedere infatti che esse corrispondono, anche se la visione del mondo è assolutamente diversa. Per esempio la copertura dell'universo si dice situata a 260.000.000 yojana (3.347.448.000 chilometri) dal Sole (Shrimad Bhagavatam 5.23.9) dove 1 yojana sono 12,8 chilometri, la Luna è posta a 100.000 yojana oltre i raggi del Sole, poi a 200.000 yojana vi sono delle stelle e oltre queste stelle c'è Venere. Dopo Venere a 200.000 yojana, c'è Mercurio, successivamente a 200.000 yojana si trovano Marte, poi Giove e poi Saturno. Al di là di Saturno vi è un gruppo si sette stelle che circondano Dhruvaloka, la stella fissa che è la dimora del Signore Vishnu all'interno di questo universo (Shrimad Bhagavatam 5.22).
Comparando le idee vediche che riguardano il tempo, con idee simili di tante altre culture in tutto il mondo, si evince che la maggior di esse parte abbiano basi comuni, un comune denominatore di partenza, pensiamo alla cultura cinese e a quella giapponese, ma non solo, che parlano anch'esse dei cinque elementi, tutte hanno qualcosa in comune con il pensiero vedico che però ci è arrivato più integro e completo. I ricercatori suggeriscono pertanto che sia esistita un’unica tradizione globale nel mondo testimoniata dai frammenti residui in molte culture. Lo studioso tedesco Franz Boll stabilisce un stretta relazione tra le tradizioni dei greci e quelle dei babilonesi. In accordo alle sue analisi, il dio babilonese Dikud, il giudice dell’Ade, corrisponde alla stella Theta Opphiuchi che è vicinissima a un punto menzionato nelle scritture antiche, che indica l’inizio del sentiero vedico dei Pitri. Boll dice che i testi si riferiscono a questa stella, come l’inizio del sentiero che porta a sud della volta celeste.  Nei Purana queste memorie compaiono in modo dettagliato e per noi è un po' come fare un salto nel passato per recuperare la nostra storia.
La creazione vedica del mondo materiale è personale e vi viene descritto un angolo del mondo spirituale speciale o brahmajoti dove a volte appare una nuvola, e la porzione coperta dalla nuvola è chiamata mahat-tattva. Vishnu si sdraia nell'acqua del mahat-tattva, conosciuta col nome di Oceano Causale e mentre dorme crea innumerevoli universi con il respiro. Entra poi in ognuno di questi universi e genera Brahma, il quale crea tutte le forme di cui dovranno rivestirsi gli esseri individuali, secondo i loro desideri (creazione secondaria). Egli crea anche il Sole, la Luna e altri esseri celesti (Shrimad Bhagavatam 2.5.33).
I cinque elementi sono elementi sottili che si collegano al mahat-tattva dunque non sono visibili ai nostri occhi e non si possono fotografare da strumenti o apparecchiature sofisticate ad alta definizione. Si potrebbe dunque concludere che qualunque tipo di scienza umana è limitato in qualche modo dagli strumenti che usa. I sensi sono collegati alla mente e la mente può proiettare immagini nelle percezioni, spesso vediamo ciò che ci aspettiamo di vedere e non ciò che c’è veramente di fronte a noi. La saggezza vedica indica l’esistenza di una civiltà tutt’altro che primitiva incentrata su pratiche spirituali yogiche. Questa tradizione olistica mette in relazione tutti i campi del sapere e afferma i valori della vita e li integra in modo armonico con il nostro sapere. Spesso la conoscenza scientifica si rivolge soprattutto agli agi materiali del corpo che è inesorabilmente destinato alla distruzione, mentre è la dimensione spirituale a caratterizzare il vero progresso di una civiltà. I Veda che presentano dialoghi e racconti filosofici trasmettono informazioni di carattere scientifico sempre validi se inseriti in un contesto più ampio di epistemologia globale di crescita e sviluppo dell’individuo.


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